Bullied to death

‘Let me freeze again to death’(‘lasci che mi congeli fino a morire’), dice Klaus Nomi in ‘Cold song’, la canzone che fa da colonna sonora a ‘Bullied to Death’. ‘Lascia che mi congeli fino a morire’, come ha fatto Jamey Rodemeyer, quattordicenne omosessuale che si è suicidato nel 2011 a Buffalo. Non ne poteva più degli atti di bullismo a cui era sottoposto, dopo aver fatto coming out, a scuola e sul web. Il film è dedicato alla sua storia.

Siamo in un futuro lontano: è il 17 maggio 2071, giornata mondiale contro l’omofobia. Un gruppo di artisti dà vita ad una performance celebrativa e partendo dalla storia di Jimmy ricorda le esistenze di tanti altri giovani gay, lesbiche e trans vittime di attacchi discriminatori, uccisi o indotti al suicidio.
Fatti di cronaca, performance teatrali e musiche si mescolano in un’opera che descrive le anime di giovani oppressi e feriti. Anime a cui la società non è riuscita a dare risposte. Il film è girato a Cagliari ma l’ambientazione è indefinita, a sottolineare che tutto il mondo può essere teatro di queste tragedie.  Le storie dei ragazzi e delle ragazze raccontate nel film provengono, infatti, da articoli di giornale di tutto il mondo. Ragazzi e ragazze che, dopo aver fatto coming out, sono diventate vittime di bullismo a scuola, a casa e sul web .

‘Inspired by too many true stories’

Il film è il secondo di una trilogia sulla violenza di genere che il regista Giovanni Coda ha cominciato nel 2013 con ‘Il Rosa Nudo’, ambientato nella seconda guerra mondiale, che racconta la deportazione della comunità Lgbt.
Girato in lingua inglese, ‘Bullied to death’ ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale: ottavo nella classifica dei film italiani più premiati all’estero nel 2016, in Italia ha incontrato diverse difficoltà. Un film dentro al quale gli attori hanno messo non solo la propria esperienza professionale ma anche quella personale. Gianni Dettori, che interpreta un mimo, racconta che a scuola era chiamato Gianna ed era preso in giro anche dalla famiglia perché faceva l’imitazione di Raffaella Carrà. Della passione per la recitazione, per cui veniva schernito, Dettori ha fatto il suo lavoro, e dal 1982 lavora come trasformista professionista. “É la mia rivincita”.
‘Bullied to death’ descrive, attraverso l’arte, la desolazione e la morte.
Un film che pone tante domande, lasciando alla società le risposte.

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