Incontro con uno sceneggiatore

Stefano Bises, uno degli sceneggiatori di Gomorra, è stato ospite al Festival del Giornalismo 2017. Oggetto dell’incontro cui ha preso parte non è stata la sua serie, venduta in 170 paesi, ma la creatività.
“La creatività è uno degli elementi più abbondanti in natura. Siamo tutti creativi, lo siamo continuamente anche quando non ce ne accorgiamo: quando dobbiamo preparare la cena senza aver fatto spesa o dobbiamo cercare parcheggio. Solo per il fatto di essere creature viventi siamo dotati della più incredibile qualità creativa: la riproduzione”, ha esordito Bises.

Bises al Festival del Giornalismo

La cosa difficile è definire cosa sia la creatività, che di oggettivo non ha nulla e non concede alcuna certezza. “Se hai scritto una bella storia non hai alcuna garanzia che riuscirai a scriverne un’altra. La creatività non è ripetibile”. Ansia, paura, pressione e giudizio sono le condizioni psicologiche con cui ogni creativo convive. “La creatività è anche un demone. Un qualcosa che ti gratifica così profondamente e allo stesso tempo ti tortura psicologicamente non si può definire altrimenti”. Per spiegare cosa sia questo demone Bises racconta una storia:“Il primo episodio della serie I Soprano termina con una canzone di Nick Lowe: The Beast in meLa bestia dentro di me, che si riferisce non solo al protagonista: il boss mafioso Tony Soprano, ma soprattutto al creatore della serie, David Chase”. Prima di creare quella che il New York Times ha definito come “La più grande opera della cultura pop americana dell’ultimo quarto di secolo” Chase era considerato uno sceneggiatore non brillantissimo. Per molto tempo aveva ripetuto a se stesso e ai suoi produttori “ho tante paure, tante angosce, ho tanti pensieri, ma non ho neanche un’idea”. Fino a quando non ha avuto l’intuizione che ha rivoluzionato il mondo delle serie televisive. Questa intuizione è stata dar vita ad un personaggio che aveva un demone. Sfaccettato, complesso, pieno di difetti: umano. Tony Soprano è il primo personaggio autenticamente negativo della storia della serialità, padre di Walter White di Breaking Bad e di tutti gli altri. “La creatività si trasforma così in un gioco di specchi: lo sceneggiatore scava il demone del personaggio che mette in scena, attraverso il demone che ha dentro di sé”. È il sentimento di inadeguatezza del suo creatore che ha generato un personaggio come Tony Soprano, tanto che Nick Lowe canta “God helps the beast in me”, “Dio aiuta la bestia che è in me”.

“Ho usato la parola scavare che evoca fatica. Esiste un’idea romantica per cui la creatività è una scintilla magica e misteriosa. Ma per far sì che la scintilla sopravviva e la creatività possa essere esercitata esistono delle regole. La prima è la fatica”. Per trasformare un’idea in qualcosa di creativo ce ne vuole tanta di fatica. Matthew Weiner ha impiegato 7 anni per realizzare l’episodio pilota della fortunata serie Mad Men; 7 anni a perfezionare qualcosa che agli occhi del suo ideatore è sempre apparso imperfetto. Il demone, l’inadeguatezza. Oltre alla fatica è molto importante l’insoddisfazione: costringe a vedere difetti, a volte anche dove non ci sono, ma permette di affinare il lavoro.
La seconda regola è la conoscenza. “Creatività è capacità di stabilire relazioni: quante più cose si conoscono tante più relazioni siamo in grado di stabilire”. Un esempio: House of cards, dove la conoscenza della politica americana era indispensabile ai fini del racconto. Un racconto che si fonda sulla credibilità. “Come noi, nel nostro piccolo, con Gomorra: per raccontare una piazza di spaccio dovevamo averla vista; aver visto quanta gente ci lavora, come confeziona le dosi e quanto guadagna”.

E ancora la conoscenza della realtà più complessa di tutte: l’animo umano. Le serie contemporanee si fondano non tanto sulla trama quanto sulle relazioni tra i personaggi. Attraverso queste relazioni si racconta una storia.
L’ultima regola, infine, è quella di conoscere la tecnica dell’arte in cui ti stai cimentando. “ Ogni arte ha la sua tecnica e dobbiamo conoscerla. C’è una tecnica per scrivere un romanzo, per comporre musica, per scrivere film e una tecnica diversa ancora per scrivere una serie televisiva. Bisogna conoscere tutte queste regole e tutte queste tecniche per poi violarle sfacciatamente, magari, e dare vita a una rivoluzione creativa”.
Bises ha poi concluso il suo intervento con le parole che seguono.
“Ognuno di noi ha il suo mostro. Provare a portarlo sul terreno della creatività può essere una buona idea per sconfiggerlo”.

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